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Spero che un giorno Bill Gates passi di qui e leggendomi esclami: "Questo Spad deve smettere di fare l'informatico..
..ad ogni costo!"
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Il vento ha spogliato gli alberi
Abbuoni..
..e cattivi
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Ringraziamenti
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Se non altrimenti specificato, è tutto ©-SPAD
Per disegnare il vostro volto
dovete disegnarvi una riga sul viso.
Sulla pelle, sì.
Una riga che scorre lungo tutta la faccia,
partendo dalla fronte, sul naso, le labbra, fino al mento.
Ogni particolare dopo vi sarà più evidente.
La proporzione delle gote,
la distanza ortogonale tra gli occhi,
l'ovale delle orecchie,
lo skyline delle vostre mandibole.
Dobbiamo guardare la riga.
Non perderla di vista un attimo.
Farla nostra.
Come se quella riga diventasse la nostra sintesi più essenziale.
Perché noi siamo quella riga.
Siamo la media di ciò che diciamo, pensiamo, facciamo.
Se ieri sorridevi ed oggi invece piangi,
anche tornassi domani a sorridere,
difficilmente passeresti per un tipo "allegro".
E sarebbe altrettanto sbagliato chiamarti "triste".
Non ridi sempre e non piangi sempre, è ovvio.
Un vero autoritratto non dovrebbe quindi rappresentarti
sorridente o in lacrime.
Dovrebbe stare nel mezzo.
Moderatamente umorale.
Su quella riga.
Se sei stato stronzo con qualcuno
e poi te ne penti,
ciò che davvero parlerà di te
sarà quella riga,
anche fosse solo una riga di scuse
e non di spiegazioni.
Se oggi hai tradito la tua donna senza sapere
che è stata l'ultima volta in tutta la tua vita,
potremo definirti "fedele" tra cinquant'anni,
dopo mezzo secolo di grande amore con lei?
No, tu sarai la sintesi di ciò che hai fatto in tutta la tua vita.
Poiché i tuoi occhi avranno preso direzione opposta alla bocca,
dovrai fare affidamento sulla riga
per trovare della simmetria sul tuo viso.
E capire chi sei davvero.
Stanotte volevo fare il mio autoritratto.
Cercavo la mia media perfetta,
l'essenziale sintesi di me,
la parola che mi dichiari al mondo.
Ed ho capito finalmente chi sono.
Davanti allo specchio, alle quattro di notte di un giovedì qualsiasi,
guardando una riga nera e scura,
tracciata sul viso con un pennarello indelebile,
che andrà via solo usando almeno una dozzina di solventi corrosivi,
ho realizzato che in verità non avevo disegnato una riga,
bensì una freccia.
Che indicava ben sotto la faccia.
Se non altrimenti specificato, è tutto ©-SPAD
Non è il lavoro che lo mantiene.
Tantomeno il suo nome, mera fantasia altrui.
Gli amici saranno probabilmente compagni di sbronza.
E nessuno può dirci veramente chi sia da ciò che ha ordinato.
Esisterà mai biografia migliore,
per capire un essere umano,
che la Storia del suo cuore,
della sua vita sentimentale?
Siamo chi abbiamo amato.
La nostra personalità,
le insicurezze, i ricordi,
tutto ciò che ci rende individui,
è frutto di chi ci è stato accanto.
Abbiamo imparato le nostre vie di fuga,
abbiamo sperimentato la solidità delle nostre crepe,
e quanto in alto possiamo volare.
E quanto possa costare.
Ditemi chi sono stati i vostri partner,
se li avete lasciati voi,
se siete stati abbandonati,
o se avete solo aspettato che scegliesse l'altro.
Ditemi perché,
ma anche dove,
quando,
e chi dei due davvero.
E no, non m'interessa come.
Ditemi cos'è successo.
E tutto mi sarà più chiaro.
Perché tutti noi siamo i nostri ex.
(e se ti sei sposato invece la fidanzatina delle medie,
rassegnati,
sei tua madre..)
Non c'è davvero modo migliore per comprendere una persona
che conoscere i suoi ex.
Prendiamo Brad Pitt.
Ha iniziato con Juliette Lewis.
No, dico, Juliette Lewis, eccheccazzo.
Poi stava con una delle donne, e belle donne!,
più simpatiche della storia dei telefilm, la Aniston.
Poi si è messo con una tanto più antipatica quanto più bella.
Ed a me la Jolie sta parecchio sul cazzo, eh!
E quando lo incontreremo,
sapremo almeno una cosa di lui.
Per esempio,
che la figa gli piace parecchio.
Oppure Belén Rodriguez.
Come si dice, 'na gran gnocca.
Ma Marco Borriello e Fabrizio Corona!
Fino a quache anno fa pensavo che li avrei trovati nella stessa frase
solo in un trattato sull'inutilità intrinseca della pedagogia per adulti.
Invece no, Belén ha avuto una storia d'Amore con ciascuno di loro.
E quando la incontreremo,
qualcosa di Belén Rodriguez già lo sapremo.
Per esempio,
che non ha ancora imparato una parola d'italiano.
Non importano i valori dei nostri genitori,
l'educazione dei maestri ed i luoghi che abbiamo conosciuto.
A meno che non siano luoghi passati mano nella mano con una persona.
In quei giorni che ascoltavate sempre una canzone e adesso,
quando la senti,
ti ricordi tutto.
Che ti piaccia o meno.
Siamo i nostri ex.
E loro stessi sono il frutto delle nostre gelosie,
di baci perfetti e notti che non torneranno più,
schiaffi per non lasciarsi e lacrime per aver perso,
e che abbiamo perduto, ma che sono lì,
a fondamento della loro nuova personalità.
Siamo chi abbiamo amato, già.
Ed è stato stamattina,
guardandomi nello specchio del bagno sopra al lavandino,
che ho capito qualcosa più di me:

che con Nadia Cassini è stato Vero Amore.
Se non altrimenti specificato, è tutto ©-SPAD

- Ritira subito quello che hai detto!
- Perché?
- Le Yavanna, Spad! Le Yavanna no.
- E guarda che invece sono scopabilissime.
- Sei un porco.
- No, Amore, prendila con distacco e dimmi: fossi uomo, non te le faresti?
- Sì, con distacco te lo dico. Nel senso che me ne vado e poi ti faccio sapere.
- Ma dài, non ragioni come un uomo.
- Certo, mi manca la fonte primaria dei vostri ragionamenti.
- Io so ragionare come una donna.
- Tu cosa, Spad??
- Beh, almeno so capire chi una donna si scoperebbe.
- Dimmene uno di X-Factor.
- DJ Francesco.
- Mai.
- Nemmeno foste gli ultimi umani, sperduti su un'isola tropicale?
- Scusa, è così che t'immagini con le Yavanna?
- Ho fantasie sessuali piuttosto apocalittiche.
- Anche per scopare me devi pensare che io sia l'ultima donna sulla faccia della Terra?
- Ma no, con te non scopo, con te faccio l'Amore.
- Spad, e quindi?
- T'immagino felice e serena, a casa nostra.
- Almeno questo.
- Con tante amiche.
- Guarda, piuttosto faccio sesso con loro!
- Beh, quella è anche l'idea.
- Spad, ma smettila! Non hai fantasie che comprendano una donna ed una soltanto?
- Certo, so anche essere molto fedele nelle mie fantasie.
- Vuoi dire che sai anche eccitarti pensando solo a me?
- No, dico che sono anni che mi masturbo immaginando solo Serena Grandi.
- Che carino. Ma non ci credo. Non crederò mai che non ci fosse qualche altra.
- No, infatti. Nella mia fantasia ci sono anche le sue amiche.
- Ma hai appena detto che immagini solo lei!
- Perché le altre sono sempre nascoste dalle sue tette.
- E non potete cambiare posizione, così le vedi tutte?
- No, che dici? Non voglio che mi creda un porco.
- Io lo credo invece.
- Ma per le Yavanna? Amore, è ridicolo.
- Mi puoi dire almeno che cavolo ci trovi di scopabile in quelle?
- Le orecchie a punta.
- Scusa??
- Rientra sempre nelle fantasie apocalittiche. Immagino di salvare il mondo.
- Portandoti a letto le Yavanna?
- Che diventano, nelle mie fantasie, delle aliene alla conquista della Terra.
- Un eroe.
- Esatto.
- Le sconfiggi a colpi di pisello o nel sonno, dopo?
- No, che dici?? Non dormo mai con le mie fantasie, ognuno a casa propria poi.
- Allora ti va meglio con Serena Grandi.
- Perché?
- Perché per riportarla a casa devi guidare fino a Bologna. Non volare su Marte.
- Mica le riaccompagno.
- Spad, sei uno schifo!
- Amore, sono fantasie. Cose immaginate da me per la mia personale soddisfazione. Che senso avrebbe immaginarmi di fare uno sbattimento? Nelle mie fantasie le donne vogliono venire a casa mia, vogliono trombarmi, vogliono ritrombarmi, vogliono, no, ma che dico!?, mi supplicano, di farmi un pompino, poi vogliono darmi pure il culo, e assolutamente condividere la loro gioia con tante amiche, che casualmente non hanno proprio nulla da fare e stavano a casa a chiedersi perché mai nessuno le stesse invitando ad un'orgia, dopodiché nessuna, nessuna!, vuole i grattini, vuole chiaccherare, vuole raccontarmi la giornata o farmi vedere i loro calli, nessuna si ferma e se ne tornano tutte a casa propria. E nelle mie fantasie non devo nemmeno ricordarmi i loro nomi.
- Tutto perfetto insomma.
- L'unico sbattimento è solo con le Yavanna.
- E perché?
- Ogni volta si dimenticano le luci accese nell'abitacolo dell'astronave.
- Dov'è la parte faticosa per te?
- Poi mi tocca attaccare i cavi elettrici alla mia Smart per farla ripartire.
- E perché non te le immagini meno imbranate?
- Dopotutto sono donne.
- Ti piace immaginarti come il cavaliere che le aiuta?
- No, è che non voglio perdere il senso della realtà.
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Ci son giorni
che ho
la Sindrome del Giocatore di Cricket.
Il Giocatore di Cricket è sostanzialmente uno che,
beh, dài, lo ammettano i pakistani!,
non è abbastanza bravo per giocare a Baseball.
Oppure per darsi alla microcriminalità,
che sarebbe comunque socialmente più accettabile.
Ecco, non sono abbastanza bravo in nulla.
In Amore,
mi faccio più che altro sopportare.
Negli affetti,
mi faccio più che altro chiamare.
In ufficio,
non mi faccio più che altro licenziare.
Nel Sesso,
non è che mi faccia proprio ricordare.
Uno così così.
Che magari a volte si vede pure mezzo pieno,
per un bicchiere che ha preso al volo,
prima che si rovesci sulla Vita,
o si frantumi del tutto.
Già, proprio come un Giocatore di Cricket:
fai uno sport che parrebbe facile anche ad uno scimpanzé ben addestrato,
vestito da gelataio impaurito da orde di bambini che mirano agli stinchi
ed in mano ti hanno messo pure la paletta.
Con il casco grosso per fare scena,
come quei progetti campati in aria,
che fai a protezione del tuo ego.
Ma un pubblico ce l'hai.
Ce l'ha il Giocatore di Cricket e ce l'hai tu:
qualche fottuto svitato che ti sostiene e ti ama.
Nonostante siano solo Giocatori di Cricket.
Nonostante tu sia solo uno che ci prova,
che non molla magari,
ma che non sarà mai
abbastanza bravo.
Per il tuo Home Run.
Per il nostro Fuori Campo,
quel successo indimenticabile,
sulla sabbia sporca di un diamante.
Palle e mazze, baby!
E non stare più nel pratino artificiale della Vita,
in cui basta essere vivi o aver trovato un vestitino bianco,
perché la Vita ci faccia giocare.
Non vuoi palle e mazze, baby?
Le vogliamo sì.
Voglio il mio Momento.
Voglio quell'Attimo che scriva il mio nome per sempre.
Ma non sono abbastanza bravo.
No, oggi no.
Oggi gioco a Cricket.
Ed esulto per aver preso una palla lenta.
E ringrazio chi mi guarda
e magari paga il biglietto,
dazio della mia incapacità.
Ma a tutti loro voglio dire di non preoccuparsi.
Peggio del cricket, beh, poi c'è solo il rubamazzetto.
Troverò allora lo sponsor per una camicia,
ché un asso nella manica lo trovo sempre.
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Quando un uomo parla della misura del proprio pene,
solitamente la butta sulla relatività della questione:
partendo da dove?
Perché se "il centimetro" scorre da sotto,
beh, sì, due centimetri li guadagni tutti.
Le donne hanno invece,
per le misure maschili,
un approccio più idrofobo.
Basta che si tocchi.
Per un uomo sono fondamentali le basi,
l'Overture delle Cose,
per una donna è importante dove si va a parare,
l'Acuto Finale.
Una donna pensa sempre al giorno dopo,
anche avesse deciso che non lo passerà mai più con lui.
Un uomo si chiede cos'è successo oggi,
a meno che non gli dicano del Milan, ché l'ha registrata.
Una donna sogna una casa con una piccola soffitta,
ed una finestrella con un comò sotto,
con piccoli cassetti dove tenere tracce di passato,
fino a perdersi.
Un uomo sogna una cantina,
dove ammucchiare la propria roba,
e giacere a terra sbronzo,
e se non ci sono finestre è meglio.
Uomini e donne sono perfettamente agli opposti,
in equilibrio su un'altalena il cui fulcro chiamano Amore.
E perché un'altalena non cada,
i due devono essere alla giusta distanza,
non importa da dove partano e dove arrivino,
e quale sia l'unità di misura di entrambi,
no, in Amore conta solo sapere che c'è un Centro di Tutto.
Non devono quindi mettersi d'accordo sulle misure.
Basta andarsi incontro.
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Io maltratto i libri.
Non uso mai segnalibri, preferendo invece le classiche orecchie.
Strappo le pagine bianche o quelle inutili per scriverci la lista della spesa.
Utilizzo le copertine dei tascabili per farne filtri per le mie canne.
Se l'altezza è giusta, finiscono sotto tavolini a raddrizzarne l'equilibrio.
Me li porto in bagno e me li leggo in vasca.
Così che l'umidità li gonfia fino a non poterli più chiudere.
Me li porto sui tram e li dimentico chissà dove.
Così che poi mi tocca ricompralo, per leggerne le ultime pagine.
Me li porto al parco e li uso come occhiali da sole.
se non anche come cuscino, così che l'erba ne copre l'inchiostro.
Sì, io maltratto i libri.
Mi spiace, non ne vado fiero.
Vorrei smettere, ma è più forte di me.
Ho pure sensi di colpa.
Non vorrei maltrattare i libri, dico davvero.
Ma oggi ho iniziato un romanzo di Moccia.
Così almeno siamo pari.
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Non ho mai tradito una mia fidanzata.
ALT! specifichiamo "fidanzata".. per me è fidanzata se:
- ci ho fatto almeno tre colazioni consecutive
- le ho detto "come vuoi tu" anche dopo essermela portata a letto
- l'ho presentata a Joe, il mio orsacchiotto
Dicevo, non ho mai tradito una mia fidanzata.
ALT! specifichiamo "tradire".. per me non è tradire se:
- nemmeno la bacio più, se sono andato con un'altra
- vengo tradito prima io, ma lascio correre
- sogno di farlo con Uma Thurman
Dicevamo. Non ho mai tradito una mia fidanzata.
ALT! specifichiamo: a volte non ho tradito:
- solo perché mi sono rotto le palle molto prima
- perché tanto c'era un buon videogioco da finire
- o perché non avevano un'amica anche per Joe
Insomma, no, non ho mai tradito una mia fidanzata.
ALT!
Amore, davvero, smettila d'insistere.
Non ho la minima intenzione di provarci con la vicina.
Credimi!
Che poi, è pure brutta e vecchia.
E solo perché stasera hai un grosso torneo di poker
e si dice che "sfortunati in amore, fortunati al gioco".
Non posso renderti sfortunata in altro modo?
Che so, potrei comprarmi la playstation.
O farmi crescere i baffi alla tedesca.
Oh, se proprio proprio, divento laziale?
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- Forza Spad, prima i tuoi tre.
- Beh, sicuramente ci metto l'Araba Fenice.
- Per l'idea della rinascita dalle proprie ceneri?
- No, mi piace l'idea che un fagiano sia diventato così importante.
- Altri due.
- Poi, tra i miei preferiti, ci metto il gabbiano Jonathan Livingstone.
- Per il suo desiderio di non accontentarsi?
- No.
- Per la sua incapacità nell'adeguarsi?
- Nemmeno.
- Scusa, allora in cosa t'identifichi?
- Mi stanno sul cazzo i miei simili.
- Due. Il terzo?
- Mi piacciono i pinguini. Ne vorrei tanto uno.
- Dovresti vivere al Polo Sud e tu detesti il freddo.
- Non potrei convincere lui a venire da me?
- Soffrirebbe fuori dal suo habitat.
- Nel suo habitat ci sono orche assassine che se lo mangerebbero a merenda.
- Mi hai convinta.
- E i tuoi?
- Mhm, è difficile scegliere, ce ne sono tanti.
- Forza, i tuoi tre preferiti.
- Carlo, Massimo e Luca.
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io di piangere
sarei un po' stufo.
oh, non che lo faccia spesso. checcazzo.
e forse è proprio questo il problema.
come l'acqua che non disseta la roccia.
e rende i passi fallaci.
io a piangere
ero bravo. ah sì, proprio bravo.
a teatro i registi me lo chiedevano sempre.
pensavo a qualcosa di brutto e piangevo.
avevo solo quattordici anni, e pensavo ad una ragazza.
e già piangevo. vedi te.
io dal piangere
morirò.
piangere dal ridere. e morire dal ridere.
zac! stecchito.
e sulla mia tomba scriverete:
"ahahahah, adesso l'ho capita! la Vita.."
io nel piangere
ci vedo un disegno del Destino.
si piange perché non si può fare altro.
certo, si potrebbe ridere.
ma ogni cosa a suo tempo.
io con il piangere
ho un brutto rapporto.
mi spaventa chi piange.
vorrei smettesse subito.
allora faccio il buffone.
dico cazzate.
e sì, causa che diventa effetto.
io sul piangere
ho una mia teoria:
noi abbiamo bisogno di farlo.
sentiamo la necessità di lamentarci col Cosmo.
ed esserne ignorati.
come amanti che fanno finta di non conoscersi.
io per piangere
devo avere un motivo davvero serio.
e cazzo,
la morte di Dumbo fa parte di questi.
io tra piagere
e fare, preferisco fare.
perché quando faccio qualcosa,
qualsiasi cosa,
qualcosa accade.
perché quando piango per qualcosa,
qualsiasi cosa accada,
non faccio che piangere.
io fra le tue lacrime
intravedo un sorriso.
- Sbaglio?
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- Spad, hai due gatte, femmine. Giusto?
- Incredibile, come hai capito che sono due?
- Hai ogni volta nuovi graffi su entrambe le braccia.
- Ah. E che sono femmine?
- Fanno pendànt.
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Ci sono momenti nella vita
in cui un vero uomo
dovrebbe accettare la realtà
così come gli appare.
Senza indagare cosa c'è sotto.
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Il più grande errore che possa fare un giocatore di Poker
è pensare che il Poker sia una lezione di Vita.
Il Poker, al massimo, è un'allegoria sulla Vita.
Ma non t'insegna nulla.
Ci sono momenti nella Vita quando, per esempio,
non importa chi sei, cosa possiedi, dove sei:
bisogna tirare fuori le palle e giocarsela,
aggrappandosi alle proprie emozioni.
Se lo fai nel Poker, sei fuori.
Nel Poker contano le carte,
contano le fiches che hai davanti,
conta l'avversario e la posizione sul tavolo.
Ma le emozioni vanno lasciate a casa.
Chi gioca col cuore in mano, perde.
Nella Vita gli amici ti aiutano ad andare avanti.
Nel Poker gli altri sono solo casseforti.
E tu la combinazione che le deve aprire.
Ma che il poker sia una pessima lezione di vita
si evince soprattutto da uno dei fattori più importanti
per diventare giocatori di poker professionisti:
il "bankroll management".
Imparare a centellinare le proprie risorse.
Insomma, quanto denaro devo giocare?
Quanto soldi ho ad uso e consumo esclusivo del poker?
E quanto di questo investire ad ogni sessione?
La manualistica sull'argomento è divisa:
si passa da un austero e noioso e profittevole 0,5%
ad un allegro, e non immune a catastrofi economiche, 5%.
Se superi queste percentuali, nel poker si dice che "vai rotto".
Rischi di perdere tutto e addio sogni di gloria sui tavoli,
addio ad una vita da rounder professionista.
Ci poniamo quindi in mezzo e diciamo un venticinquesimo del totale?
Facciamo allora un ventiquattresimo.
Come le ore del giorno.
Se il poker fosse una lezione di vita,
dovremmo imparare ad investire solo un'ora al giorno
ad ogni nostra attività.
Un'ora di viaggio, da e per il lavoro.
Una con la ragazza.
Ed una con gli amici.
Un'ora coi figli.
Una a far sport.
Ed una a pensare.
Un'ora per portare fuori il cane.
Un'ora davanti alla TV.
Un'ora leggendo.
Un'ora e mezza (bando all'avarizia!) a guardare la partita.
E vabbè, un'ora a giocare a carte!
Poi ci sono i main event, i tornei grossi,
che ti occupano per forza di cose più tempo:
dormire, mangiare, lavorare, litigare coi centralini Telecom.
Come facilmente calcolabile, è impossibile starci dentro.
Vivere significa andare fuori bankroll.
Non diventeremo mai professionisti della Vita.
La vita è troppo breve per impararla bene.
Vai rotto e scleri con la fidanzata, che giustamente chiede più attenzione. E più preliminari.
Vai rotto ed osservi i figli, cresciuti senza una costante guida paterna cantare l'ultima dei Tokio Hotel.
Vai rotto e ti licenziano, per l'ennesimo ritardo, motivato con la scusa che ti sei distratto a leggere e non sei sceso alla fermata davanti all'ufficio, e la pioggia, i tifoni, le cavallette!!
Vai rotto ed il cane ti scagazza nel salotto. Per cui vola un'altra ora, perché sarà pure un bassotto, ma caga come un alano.
Vai rotto e piangi. E allora ti trovi qualcos'altro ancora da fare, ché a piangere fermi ci si sente una statua della Madonna, di quelle che piangono sangue.
No, il poker non è proprio una lezione di vita.
Il poker non t'insegna a vivere meglio.
Al massimo, l'ho già detto, è un'allegoria.
Il poker ti fa capire meglio la Vita.
Ed ho capito una cosa:
per giocare la Vita,
mi serviva un prestito.
Ed ho preso il tuo cuore.
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- Hai un gatto.
- Giusto! Come l'hai capito?
- Hai brandelli di Scottex Casa sulle maniche.
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Malore colpisce Sarkozy,
nella vicinissima Francia.
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- Spad, qual è la frase più brutta che ti abbia mai detto una tua ex?
- "Il prossimo lo incastro".
- E la più bella?
- "Il prossimo lo incastro".
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Chiodo scaccia chiodo.
Dimenticare una donna con un'altra donna.
Prendere un cucciolo quando si è perso un amico scodinzolante.
Giocare un torneo subito dopo essere uscito malamente da quello prima.
Chiodo scaccia chiodo,
che è un po' come un occhio per occhio, dente per dente,
ma applicato con disciplina su se stessi:
ricominciare, tutto, da capo.
Chiodo scaccia chiodo,
come diceva mio nonno, non certo un pedagogista,
quando io piangevo e m'invitava a farmi male ancora,
un dolore nuovo alla mano, per cacciare il dolore al piede.
Chiodo scaccia chiodo.
L'omeopatia emotiva.
Curarci di ciò che ci ha ferito.
Il Male che scaccia il Male.
Il chiodo che cura il chiodo.
Appunto, lo cura.
A danno fatto insomma.
Perché il Male non previene il Male,
perché la Storia non insegna un bel nulla,
perché sbagliare non ci eviterà di sbagliare ancora,
perché una volta che inizi, poi non puoi più smetterla.
Chiodo scaccia chiodo, no?
La catena dell'Amore.
Il vero Peccato Capitale è esserci innamorati la prima volta.
Per questo non è mai una buona idea innamorarsi delle proprie ex:
si verrebbe a creare un circuito chiuso di chiodi scaccia chiodi.
Insomma, mi ritroverei con una corona di chiodi.
Come una corona di spine.
Ed i chiodi non scaccerebbero più i chiodi.
Ma si conficcherebbero in mani che hanno accarezzato le altre donne.
Nei piedi che hanno fatto passi verso le altre donne.
Nel costato, che ha visto scendere la testa di un'estranea, più giù.
Più giù, baby.
Chissà, forse Gesù non era venuto a salvarci l'anima dal Diavolo.
Ma a salvarci il cuore dalla nostra compagna di banco alle elementari.
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Dimenticherò quante diottrie ti mancano,
che taglia avrai di jeans e la mappa dei tuoi nei.
Dimenticherò i giorni tristi.
Ma tenendoli bene a mente.
Dimenticherò i tuoi gemiti.
Non è vero, come potrò dimenticarli?
Dimenticherò che mi avrai dato del bastardo.
Potevi essere tu, o qualcun'altro, chi se lo ricorda?!
Dimenticherò che sarò stato tuo.
Ma tu non dimenticarlo.
E dimenticherò di averlo solo taciuto.
Dimenticherò magari il nome di tua nonna.
O l'indirizzo di casa o cosa volevi per Natale.
Dimenticherò cosa provo ora.
Oh sì, quello si dimentica sempre..
Dimenticherò sicuramente il tuo compleanno.
Non lo saprò nemmeno prima, lo hai dimenticato già?
Dimenticherò il tuo numero di telefono, impresso sulle mie dita.
E se mai lo ricordassi, lo vorrò dimenticare ancora.
E dimenticherò di averlo solo voluto.
Ne dimenticherò il senso,
o un semplice particolare.
Forse non avrà nemmeno molta importanza.
Perché abbiamo litigato l'avrò subito dimenticato.
E chissà, anche se lo ricordassi, mi avrai già perdonato.
E dimenticherò di averlo solo sognato.
Dimenticherò.
Tanto o poco. No, tutto no.
Dimenticherò qualcosa.
Pezzi di te, che perderò.
Giorni che mi sarò perso.
Poco è già tanto, lo so.
Ma io ti dimenticherò.
E dimenticherò ogni giorno di averlo anche solo pensato.
Dimenticherò di darti alcune certezze, ma sai che ti amo.
Dimenticherò i dubbi, anche perché, boh, forse ti amo.
Dimenticherò certe cose per cui adesso ti amo.
Dimenticherò, anche se amo tutto di te.
Ma non dimenticherò di averti solamente sfiorato.
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Non mi piace entrare in faccende altrui.
Ma visto che gli vado sempre contro,
per una volta che sono d'accordo con lui,
lo dico chiaro e tondo:
sul divorzio con la Lario,
io sto con Berlusconi.
Anzi, mi stupisco sia stata lei la prima a chiederlo.
Fossi stato Silvio, avrei chiesto la separazione già anni fa.
E dev'essere vero amore il suo,
per stare con una donna che l'ha tradito più volte con un altro uomo.
No, davvero, non sto facendo facili battute su Cacciari.
Non so nemmeno se Veronica sia stata col sindaco di Venezia.
Ma con qualcuno è stata.
Qualcuno che non è suo marito.
Altrimenti non si spiega come i figli possano essere ancora vivi.
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Io, di musica,
non ho mai capito nulla.
E canto Tiziano Ferro a squarciagola.
Io, alla musica,
devo un grande amore.
Ed ora mi è rimasto solo Beethoven.
Io, dalla musica,
prendo talvolta le distanze.
Ed allontanati da me con quell'I-pod!
Io, nella musica,
che penso, che ripenso, che ci penso ancora.
E confondo il salame coi capelli verde rame.
Io, con la musica,
ci faccio l'amore.
Ecco, magari non con la techno, dài.
Io, sulla musica,
ci metto le mie parole.
E fa niente se Mogol ha fatto meglio.
Io, per la musica,
farei di tutto, davvero tutto.
E la prima cosa è non suonarla affatto.
Io, tra la musica,
tra la musica e la scrittura, scelgo la scrittura.
E se stono, beh, sarà magari una poesia.
Io, fra la musica,
ballo e rido e amo e ballo ancora.
E chiamo le tue braccia "la mia musica", Amore.
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(la prima parte qui)
- Spad, cosa sta facendo?
- Sto andando a fotocopiare la relazione che mi ha chiesto.
- Sono sbalordito, lei lavora.
- No, è solo che non l'ho fatta e sto fotocopiando quella dell'anno scorso.
- Ah. No, intendevo dire: cosa ci fa qui in ufficio?
- Capo, sa che me lo chiedo spesso anch'io?
- Mi ha chiamato il presidente.
- Versicci? Vuole la rivincita?
- Appunto, mi ha detto della vostra partita di poker di ieri sera.
- Un vero incapace. Pensi che non ho dovuto nemmeno barare.
- Lei ha vinto tutto. Dice Versicci che è il nuovo proprietario della banca.
- Sì. Beh, quasi tutto.
- Cosa voleva di più?
- Non fosse stato per quell'asso, avrei vinto anche lo Jus Primae Noctis della figlia.
- Ma ha sedici anni!
- Eh, lo sostengo anch'io. Ma il padre la crede ancora vergine.
- E lei come fa a sapere che non è vero?
- Perché l'ho conosciuta.
- Mi spieghi, la figlia sedicenne di Versicci le ha confidato di aver già fatto sesso?
- Ma no, certe cose si capiscono.
- E come?
- Mi chiamava "Papi".
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Berlusconi nega che la fine del matrimonio con Veronica Lario
sia da attribuire alla sua passione per le ragazzine della TV.
No, la colpa è invece della Sinistra!
Ed ha ragione.
Lui non è mica mancino.
Se avesse tenuto il telecomando nella Destra,
sarebbe stato più veloce a cambiare canale
quando sua moglie entrava in stanza.
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- Spad, si può sapere cosa sta facendo?
- Capo! Ma no, nulla. Solo un giochetto tra amici.
- Quelle sono carte, è vietato giocare d'azzardo in questa banca.
- Ma no, quale azzardo?! Ci stiamo giocando la roba della cancelleria.
- Mi spiego meglio: è vietato giocare a carte in ufficio.
- Guardi, non sono carte vere. Sono le carte di credito inutilizzate.
- No, vedo che non ci capiamo, Spad: è vietato giocare. Dovreste lavorare piuttosto.
- Aspetti, ho appena puntato, finisco la mano.
- Non ha una relazione importante da consegnarmi entro mezzogiorno?
- Devo finire la mano.
- Perché??
- Ho perso la penna.
- Scusi?!
- Non posso scrivere, mi sono giocato la penna nera col ragionier Magalli.
- Una penna della banca?
- Prima. Ora, grazie ad una coppia di Visa, è del Ragioniere.
- E non ha una penna blu?
- Paoletti. Tris di Mastercard.
- Rossa, la relazione va bene anche rossa.
- Gregorio, del Marketing. Full di Assegni scoperti.
- La batta al computer!
- Versicci.
- Il Presidente?
- Scala al Postamat. Pensavo bluffasse.
- Il Presidente è un gentiluomo.
- Speriamo. Per Rita.
- Cosa c'entra la mia segretaria?
- Versicci mi ha vinto anche una notte con lei.
- Questa bisca deve finire subito! Adesso vado nel mio ufficio. Se quando torno..
- Capo.
- Cosa c'è?
- Non è più il suo ufficio.
- Spad, no. Non me lo dica.
- Chi avrebbe immaginato che il Dottor Giroli avesse un colore di American Express?
- Passi pure che lei si giochi tutto il mio personale e l'arredo, ma non vince mai??
- Non mi fanno più mescolare il mazzo.
- Barava?
- Mi hanno scoperto che per fare tris di CartaSì ho usato la carta di credito aziendale.
- E chi ce l'ha ora??
- Versicci.
- Sempre lui? Ma è fortissimo.
- No, quella mica l'ha vinta a poker.
- Ah. E come mai ce l'ha lui?
- Sono venute fuori le sue note spese, Capo.
- Le mie che? Io non ho mai utilizzato quella carta, è sempre stata.. Spad!
- Ma no, qualche porno. Sa, in trasferta, mi sento solo.
- Beh, almeno ha smesso di scaricarli con la connessione del telefonino aziendale.
- Già.
- Spad?
- Sì?
- Chi ha il suo telefonino?
- Logosti, della Contabilità. Full di bancomat.
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Nel Poker la "sesta carta" è quel momento di falsa tregua,
subito successivo all'assegnazione del piatto.
Al tavolo una battaglia si è appena conclusa,
il vincitore sorride, lo sconfitto conta ciò che gli resta dei soldi.
Ma il gioco non è mai finito.
C'è chi da quel momento mugugnerà i suoi accidenti,
segno che ha i nervi scoperti,
per cui sarà più esposto a prendere inutili rischi.
Chi invece si esalterà, decantando le sue vittorie,
vedendosi già al tavolo finale,
e stai certo che ora folderà anche una buona coppia.
E chi poi si chiuderà nel silenzio di certi calcoli,
che vuole capire cos'è successo,
o forse finge solo di farlo, ché in guerra tutto vale.
La "sesta carta".
La meno visibile, eppure la più universale.
Serve a tutti, ma quasi nessuno la usa.
Perché pochi infatti sanno che,
tra una mano e l'altra,
si è giocatori.
Anche a gioco fermo.
Come chi studia le catastrofi,
per sopravvivere allaprossima.
Come chi va oltre al traguardo,
per non tenere fermi i muscoli.
Come chi si ama comunque o ama comunque se stesso,
anche quando l'amore ogni volta finisce.
Come essere catturati come ostaggi senza valore,
e vender cara la pelle davanti al plotone.
La "sesta carta".
Come chi sorride da galletto,
dopo aver fatto ridere i polli.
Come flettere i muscoli,
dopo un lancio nel vuoto.
Come chi piange stupito,
dopo aver fatto del male.
Come accarezzarti ancora,
dopo aver fatto l'amore.
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Ho appena passato due ore con un moccioso di quattro anni,
che mi ha sfidato tutto il tempo a:
"l'uccellino è vivo o morto?"
Va detto, se come me non siete né pedofili né necrofili,
l'esperienza non è tanto interessante.
Il bambino incrocia le dita delle due mani a mo' di preghiera,
lascia il medio in mezzo ai due palmi e mi fa la domanda:
"l'uccelino è vivo o morto?"
Dopo la mia risposta, c'è il responso:
il moccioso dischiude le mani e mostra un dito tremante. Vivo.
Oppure un dito fermo, penzolante, a testa in giù. Morto.
Le punizioni per le eventuali mie previsioni sbagliate sono pugni.
Dovessi invece azzeccare e vincere io..
Beh, pazienza.
Sarà per questa sua certezza di farla comunque franca,
ma l'infante non mente mai:
se aveva deciso morto, la mia risposta esatta non resusciterà il dito.
Perciò, un giochino che, se svolto tra adulti,
darebbe sul lungo termine una percentuale di risposte errate del 90%,
se giocato con un bambino riporterà l'equilibrio del mondo al 50%.
Ho capito quindi che un bambino è come una moneta.
Ed essendo un'innocente creatura, che non mentirebbe nemmeno per vincere,
un bambino non è una semplice moneta, ma è una medaglia.
E come ogni medaglia che si rispetti,
un bambino avrà il suo rovescio,
il rovescio della medaglia.
No moccioso, dico davvero.
Tirami un altro pugno e ti mollo un rovescio.
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I capelli sono errori di un momento.
La distrazione di una mano che passa e rovina quell'aria anni 60,
Che ti eri studiato per mezz'ora allo specchio,
Per andarla a prendere, la vostra prima uscita.
I capelli sono errori della natura.
Crescono, vivono, hanno bisogno di cure.
Ma non producono né ossigeno né amore.
I capelli sono errori rimediabili.
Ché ci sarà sempre chi ti dice di tagliarli.
Chi si accorgerà che stavi meglio prima, sai?
Ti chiederanno di crescere, e tu risponderai che ricresceranno.
I capelli sono errori tattici.
Ché puoi resistere allla bufera e stare in piedi.
L'unica concessione sono sbuffi di pelo ovunque.
I capelli sono errori da nascondere.
Un cappellino da baseball, una coppola sicula od un passamontagna.
E se ce l'hai sporchi o spettinati o bianchi non importa.
Leggeranno "I Love NY" o sentiranno "Questa è una rapina!".
I capelli sono errori sociali.
Li tagli corti corti e sei un naziskin.
Li lasci lunghi lunghi, sei un barbone.
Li lasci a metà, come i ragionieri.
I capelli sono errori, sempre.
Che li tagli e ricrescono.
Che li pettini e si spostano.
Che li colori e muoiono.
Pensa te.
I capelli sono errori.
Quindi non sto diventando calvo.
Sto solo smettendo di sbagliare.
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Dopo una settimana di convivenza nella nuova casa, non trovo più nulla.
Non so dove siano i miei calzini, le cartine lunghe, i libri.
E quando chiedo a Micia, mi risponde con: "Sono al loro posto".
L'altro ieri, cercando dei boxer puliti, ho trovato l'apribottiglie.
Cercando invece il caricabatterie, ho trovato gli stivali.
Cercando infine una padella, ho trovato Micia che mi ripeteva:
"Ho detto che sono al loro posto".
Ed ogni mattina, quando cerco la camicia, la giacca, la cintura e la cravatta per andare in ufficio, oppure ogni sera, quando voglio rilassarmi dalla giornata di lavoro rollandomi una canna con una birra in mano, maledisco l'abuso di armadi e cassettiere, quando invece era molto più facile prima, quando tutto stava sul pavimento, a portata d'occhio.
E puntualmente arriva lei che mi ricorda che:
"Tutto è al suo posto".
La vorrei allora colpire con la prima cosa che trovo sottomano.
Ma Micia è ogni giorno più bella.
In casa sta con una tuta che sottolinea un culo sempre più sodo, è sempre perfettamente truccata e depilata, le tette sempre più grandi ed alte, stringate in canottierine aderenti, il sorriso sempre più dolce, la pelle sempre più liscia e profumata.
Così mi passa tutto.
E penso che sì,
sono anch'io al mio posto.
(e comunque, "sottomano" non troverei nulla: è tutto al suo posto!)
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Quando leggo che,
fossi stato musulmano,
fossi stato integralista,
fossi stato guerriero,
fossi stato suicida,
fossi stato morto,
mi avrebbero fatto trovare in Paradiso una settantina di vergini,
penso sempre a quanto tempo ho perso nella mia vita.
Incredibile che in giro ci siano ancora settanta vergini.
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Dicono che un Figlio sia la più grande Gioia che un Uomo possa provare.
La Certezza che la tua Vita continui.
Dicono che il Terremoto sia la più grande Paura che un Uomo possa provare.
La Certezza della Terra che ti tradisce.
Dicono che la Religione renda la Felicità all'Uomo.
La Certezza che Tutto non finisca qui.
Dicono che Superman sia un Uomo invincibile.
Lo dicono con la Certezza che non lo scoprirai Mai.
Dicono che il Poker sia un gioco per l'Uomo che azzarda.
Lo dicono con la stessa Certezza con cui giocano una coppia di Due.
Dicono che Obama sia l'Uomo giusto.
Lo dicono con la Certezza che non sarà peggio di Bush.
Dicono che faranno di tutto perché l'Uomo viva un giorno in Pace.
Lo dicono con la Certezza di aver tolto la sicura.
Dicono che tu sia diventata una vera donna.
Che si vede dalla tua Certezza.
Dicono che io non sia un vero uomo.
Perché non ho Certezze.
Dicono non fossimo fatti l'Uno per l'Altra.
Ne erano Certi.
Dico che misurare un Uomo,
dare un peso al suo cuore,
porre limiti ai suoi viaggi,
etichettarlo come altro,
in base ad un concetto
così soggettivo
come la Certezza,
sia certamente,
senza dubbio,
credetemi,
è così,
un'insindacabile Stronzata.
O almeno,
credo.
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L'UOMO DI PASQUA
Se questo blog fosse alla moda..
Se questo blog guardasse un calendario, anche fosse quello della Marcuzzi..
Ma che dico, basterebbe che fosse almeno un minimo attenente alla realtà,
oggi, primo Aprile, ci sarebbe un post-scherzo.
Avrei scritto allora che mi sto per sposare, che aspetto un figlio, che sono gay, che sto finendo in prigione per mobbing, che mi restano due ore di vita, che ho trovato la Fede e sono diventato un papaboy, che sono il ghostwriter di Moccia, che sono stato io a votare Berlusconi, che mi sono innamorato di una ragazza senza tette, che ho capito una canzone di Battiato, che in verità sono sempre stato interista, che mi sto per arruolare nella Legione Straniera, che a poker non bluffo mai, che ho finalmente finito di leggere Delitto e Castigo, che non scrivo da un po' perché sto lavorando, che smetterò di fumare, che ho imparato a rollare a bandiera.
Insomma, fosse questo un blog serio, oggi avrei scritto una stronzata.
Perciò per il primo aprile non farò nessuno scherzo.
Anzi, scriverò oggi una maledetta verità,
che non avevo mai rivelato prima a nessuno:
ho un'etica.
Lo so, molti non ci crederanno, per alcuni sarà difficile accettarlo,
io stesso ho fatto fatica a prenderne coscienza, ma è così:
ho una moralità.
Qualche psicologo improvvisato potrebbe anche chiamarli sentimenti.
Non me ne frega nulla che sia oggettivamente bella,
che faccia pompini degni di un presidente del consiglio,
che la sfera politica ed emotiva non dovrebbero collidere.
Nemmeno fosse l'ultima donna sulla faccia della Terra.
No, non farei mai sesso con la Carfagna.
Ma ripeto, ho dei sentimenti.
Per cui, se proprio insistesse..
Se questo blog fosse alla moda..
Se questo blog guardasse un calendario, anche fosse quello della Marcuzzi..
Ma che dico, basterebbe che fosse almeno un minimo attenente alla realtà,
oggi, primo Aprile, ci sarebbe un post-scherzo.
Avrei scritto allora che mi sto per sposare, che aspetto un figlio, che sono gay, che sto finendo in prigione per mobbing, che mi restano due ore di vita, che ho trovato la Fede e sono diventato un papaboy, che sono il ghostwriter di Moccia, che sono stato io a votare Berlusconi, che mi sono innamorato di una ragazza senza tette, che ho capito una canzone di Battiato, che in verità sono sempre stato interista, che mi sto per arruolare nella Legione Straniera, che a poker non bluffo mai, che ho finalmente finito di leggere Delitto e Castigo, che non scrivo da un po' perché sto lavorando, che smetterò di fumare, che ho imparato a rollare a bandiera.
Insomma, fosse questo un blog serio, oggi avrei scritto una stronzata.
Perciò per il primo aprile non farò nessuno scherzo.
Anzi, scriverò oggi una maledetta verità,
che non avevo mai rivelato prima a nessuno:
ho un'etica.
Lo so, molti non ci crederanno, per alcuni sarà difficile accettarlo,
io stesso ho fatto fatica a prenderne coscienza, ma è così:
ho una moralità.
Qualche psicologo improvvisato potrebbe anche chiamarli sentimenti.
Non me ne frega nulla che sia oggettivamente bella,
che faccia pompini degni di un presidente del consiglio,
che la sfera politica ed emotiva non dovrebbero collidere.
Nemmeno fosse l'ultima donna sulla faccia della Terra.
No, non farei mai sesso con la Carfagna.
Ma ripeto, ho dei sentimenti.
Per cui, se proprio insistesse..
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Se non altrimenti specificato, è tutto ©-SPAD
- Ma quella in fondo, al bancone!?
- Lascia stare, amico mio.
- La conosci già?
- Ci ho passato una notte.
- E me la sconsigli?
- Decisamente.
- Però Spad, che tette ha!
- Eh, appunto.
- Avrà una quinta di reggiseno.
- Sì, di reggiseno.
- Stai dicendo che sia imbottito?
- Dico che quella notte ho maneggiato più cotone io che uno schiavo in Radici.
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