Hai voglia di conoscere delle blogstar? E magari di offrir loro da bere?
Accontentati di noi!
(ma da bere lo accettiamo comunque: per me un cubalibre, grazie)
Questo mercoledì, 30 Aprile, alle 22, ci trovate (me e Simoneonline di sicuro) al MOM - VIALE MONTENERO 51, MILANO.
(ps: solitamente stiamo davanti alla vetrina di fronte ai giardini pubblici, in cerca di una cartina)
Spero che un giorno Bill Gates passi di qui e leggendomi esclami: "Questo Spad deve smettere di fare l'informatico..
..ad ogni costo!"
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Se non altrimenti specificato, è tutto ©-SPAD
PERIFRASI GESTUALI
Quando sono in ansia, tengo la sigaretta con i polpastrelli di medio e pollice.
Una presa serrata e leggera. Quasi volessi proteggere il filtro dai miei morsi.
E con l'indice mi accarezzo le labbra, come per gustarmi il sangue di sigaretta.
Quando mi sono appena svegliato la infilo tra l'attaccatura di indice e medio.
Così quando mi stropiccio gli occhi, mi ricordo dove ho messo la sigaretta.
E col pollice schiocco il filtro, buttando cenere ovunque. Pulirò dopo. Forse.
Normalmente, cioè da sbronzo, la metto invece tra medio ed anulare.
Così, se cado per terra, non mi si spezza la sigaretta.
Per l'orgoglio in frantumi vale come sopra. Pulirò dopo. Prima ci bevo sopra.
Si capisce se una donna mi piace quando la guardo, fumando con la sinistra.
No, l'altra mano non la metto dove pensate voi. Ma così sembro più intellettuale.
In verità sono solo concentrato a non ficcarmela in un occhio.
La partita la guardo con una sigaretta a punta d'indice e medio.
Ed un'altra tra medio ed anulare. Ed un'altra ancora tra anulare e mignolo.
Al rigore in Italia-Australia, mi sono acceso direttamente il pacchetto.
Quando penso di non farcela più, le mie mani sono intrecciate dietro la testa.
E la sigaretta pende dalla bocca. E lo sguardo fisso e spalancato
Ad aspettare il filo di fumo che mi faccia piangere.
Quando sono innamorato, tengo la sigaretta lontana. Spirito di protezione.
Anche se lei sta fumando a sua volta, anche se non le dà fastidio.
Boh.
Se devo dire qualcosa d'importante, me la rigiro spenta tra le dita.
La accarezzo, la liscio e la studio. Non pensando mai a ciò che devo dire.
Dico poi la prima cosa che mi viene in mente, ma sembra che ci ho ragionato.
Quando faccio il bagno in vasca, la fumo col gomito alto, attento a non bagnarla.
Il che mi fa sentire molto cowboy. Allora allungo pure un piede sul bordo.
Faccio lo sguardo duro. E con voce roca e lenta sfido la paperella di gomma.
L'ultima sigaretta della giornata la fumo all'aperto.
Aspirando a fondo. Pensando a tutte le cazzate fatte.
La guardo attentamente bruciare, espiando colpe non sue.
Ogni sigaretta ha una sua storia. Una vita, un'emozione.
Ogni volta che me ne accendo una, è lei a parlare per me.
Sono le sigarette a suggerirmi le parole che devo dire.
Ed ora mi hanno appena chiesto di riferirti questo:
"Pupa, ridacci subito l'accendino che ci hai scavallato.
O ti facciamo inculare dal dromedario delle Camel"

Se non altrimenti specificato, è tutto ©-SPAD
ARBITRO CORNUTO
- Spad, ti amo.
- Eh?
- Hai capito bene: ti amo.
- Sì, ma aspetta: mi ami come si ama così, in generale.
- Si ama in generale?
- Beh, per esempio, io amo giocare a calcio.
- Ma se non lo fai mai?
- Appunto, l'Amore è mancanza. Mi mancherai.
- A me non importa se non mi ami. Ti verrà.
- Ma no, alla fine non gioco mai.
- Non sto più parlando del calcio.
- Nemmeno io. Alla fine non gioco mai. Innamorarsi è come giocare. Me ne sto a bordo campo, con la mia sigaretta in mano e tutti che mi dicono, dài Spad, entra e sfida te stesso. Amala. Facci vedere cosa sai fare. Fai gol. Ma io niente, al massimo qualche palleggio quando la palla rotola fuori.
- In questo sogno io sarei la palla?
- Beh, mica una palla qualsiasi. Il Tango. Oh, ci abbiamo vinto i mondiali dell'82!
- Dovrei dirmi onorata? Nella mia scala di valori non è molto.
- In questa tua scala di valori, tu ami me. Non mi sembra che sia di alto spessore.
- Entra in campo, questa partita tra noi sta durando da troppi anni.
- Siamo già ai rigori?
- Sì Spad, ora è così. O dentro o fuori.
- Ok, entro.
- Bravo, così.
- Ti adoro.
- Questo è palo.
- Ti scoperei tutta.
- Questo è finito in tribuna.
- Ti amo.
- Niente, da ripetere, sono entrati dei giocatori in area mentre battevi.
- Ai rigori finali è impossibile.
- Adesso le faccio io le regole Spad. E se ora non mi dici sinceramente e sentitamente e appassionatamente che mi ami, entrano altri giocatori in campo.
- Ti amo.
- ..
- Beh?
- ..
- Oh.
- L'hai detto bene. Cavolo Spad, l'hai detto benissimo.
- Ok, allora sono pronto a dirlo, dammi tu il via.
- Ma me l'hai appena detto.
- Quella era la prova.
- Sei uno stronzo.
- Ma se fino a tre minuti fa mi amavi?
- Beh, si può amare uno stronzo.
- E non fa male?
- Fa malissimo.
- Che non riesci ad andare avanti?
- Ci riesco, ma più vado avanti, più fa male.
- Vuoi la sostituzione? Troviamo una che magari fa gli ultimi cinque minuti.
- Corro da anni, non mollo ora che siamo ai rigori, Spad.
- E cosa speri da questi rigori?
- Una magia. Qualcosa che mi stupisca.
- Se vuoi ti limono con la lingua a cucchiaio.
- No, voglio che tu mi ami. E che me lo dica ora.
- Non funziona così, deve venirmi spontaneo. Perché quando uno dice "ti amo" all'altra, ci si aspetta sempre che risponda uguale? Ormai è come salutarsi. "Ciao", "Ciao", "Ti amo", "Ti amo". Hanno pure abolito l'uso dell'anche-io. Eh no, mica si risponde ad un "Ciao" con un "Anch'io". No, va detto Ciao. Va detto Ti Amo. Non è più naturale. L'amore è diventato uno schifo. Dobbiamo riprenderci le nostre emozioni. Lottare perché un "ti amo" riprenda il suo significato. Non se ne può più, è sbagliato. Ma basta. Eccheccazzo.
- Stai tergiversando, Spad?
- No, cercavo di farmi buttare fuori per proteste.

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NON VA!
(scrittotriste)
C'è qualcosa che non va.
Nella Vita,
lungo un Percorso,
nello sguardo di una Donna,
nella buona e nella cattiva Sorte.
Non mi va più.
E mi fermo,
cambio strada,
esco con un'altra,
sfido tutti e tutto, sì.
Non mi va.
Addio,
beh ciao,
ho dimenticato,
macchémenefrega poi.
C'è sempre qualcosa che non va.
Il mondo bastardo intorno a me,
il tuo rossetto sporco,
le scelte fatte,
tanto male.
Vai.
Va via,
da qui, ora,
dal mio cuore,
più veloce che puoi.
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SEI CAMBIATA, PRIMA NON ESISTEVI
Da ciò che ho scritto domenica, può sembrare che io stia cercando una persona che non esiste. La ragazza dei sogni, una supereroina col cuore di carta e gli occhioni grandi da cartone animato. Una fata delle fiabe, una principessa da salvare.
Ecco, sì, è proprio così.
La voglio come Lady Oscar,
pungente e cattiva,
nuda tra i rovi o tra le mie mani.
La voglio come Mafalda,
con sempre qualcosa di cui lamentarsi
e la possibilità di voltar pagina.
La voglio come una pin-up di Milo Manara,
di quelle che c'è sempre un buon motivo per tutto,
soprattutto per darmela.
La voglio come Fujico,
che mica che mi fidi tanto,
ma magari torna con un bel bottino.
La voglio come Catwoman,
di classe felina,
nera come solo il jazz triste.
La voglio come la Foxy lady,
una chitarra distorta al posto dei violini
e magari un buon cannone.
La voglio come Jo March,
così, quando litigheremo,
avrà sorelle da cui andare.
La voglio come Georgie,
che ha una cura sola per il mio dolore:
sdraiarsi nuda accanto a me.
La voglio come la Strega del Nord,
con una strada da indicarmi,
fino a lei, fino a casa, fino a un tabaccaio.
La voglio come la regina delle Amazzoni,
con una freccia nel suo arco, per farmi male
e tante amiche gnocche in bikini.
La voglio come Lamù,
d'incerta provenienza astrale
e con stivali assurdi da ammirare.
La voglio come Afrodite,
una divinità nel suo campo,
senza paura di bestemmiare.

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NEGOCENTRISMO
La vorrei pazza,
ma che non facesse follie per me.
La vorrei porca,
ma che non si aspetti strane idee da me.
La vorrei complice,
ma che non si fidi troppo di me.
La vorrei con un sogno,
anche il più stupido, come avere me.
La vorrei lunatica,
quanto me.
La vorrei bella,
come te.
La vorrei materna,
ma che non lo fosse con me.
La vorrei stronza,
con tutti, tranne che con me.
La vorrei allegra,
nonostante me.
La vorrei di sinistra,
ma che non la pensi come me.
La vorrei artistica,
ma che non sia più brava di me.
La vorrei sexy,
ma che non lo fosse solo con me.
La vorrei qui,
con me.
La vorrei profonda,
basta che non si metta a psicanalizzare me.
La vorrei per caso,
ma che sembri sia stato il destino a portarla da me.
La vorrei pirla.
Beh?
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DUELLO ALL'ITALIANA
In boxer e nient'altro, fiumi di birra in mano ed ore di calcio in televisione, nessun avvistamento di un qualsiasi muscolo addominale ed un evidente bisogno di una doccia. Mi sfrego la testa per vedere se cade forfora e poi ne faccio striscette, facendo finta di pipparmele. Ma m'impaurisco, magari m'avesse visto mia madre, ed indifferente fischietto una canzone di Vasco.
Ogni tanto mi dò una grattatina ai boxer, davanti e dietro, mentre con l'altra mano mi accarezzo la pancia e mi pettino i peli alla Little Tony. Internet rimane incatenato al sito della Gazzetta, dove leggo gli stessi articoli che avevo letto sulla Gazzetta lasciata al cesso, qualche zanzara è ormai spiaccicata sul mio avambraccio ed una lunga sigaretta si consuma sulle lettere di questa tastiera. Ma forse non è una sigaretta normale, perché invece degli anelli di fumo mi compare la faccia di Padre Pio.
E se mi muovo è solo per andare al frigo, ad illudermi che compaia un panino col salame. Ogni segno d'emotività è dato o da una prodezza di un italiano in campo o dal prodigio di una brasiliana sugli spalti. Mando qualche sms sconcio, mi rigratto davanti guardando il calendario della Marcuzzi e se adesso mi rialzo ed il panino ancora non c'è, emetto un rutto di lamentela.
Probabile che io sia indegno come essere umano.
Ma mio caro Berlusconi, dire che solo perché voterò NO a questo referendum io sia indegno di dirmi italiano, questo no. Sono un fottuto italiano. Mi dovrebbero dare la certificazione ISO di italianità, ho pure la faccia da italiano: basette, pelle bruciata dal sole e l'espressione di chi non si stupisce più di nulla. Nemmeno più di un leader politico che racconta barzellette ai meeting internazionali.
Già, perché anche tu sei l'italiano tipico.
Tu ed io siamo entrambi l'immagine squallida dell'italiano medio.
Ora tu continui ad insultarmi da un po'. Prima coglione, ora indegno.
Non posso nemmeno più gridare Forza Italia ai Mondiali.
Ed inizio a scassarmi.
Dico davvero Silvio, basta.
La cosa va risolta. Subito. Qui. Ora.
Risolta all'italiana.
Mischia le carte, partita secca ai ventuno e l'asso piglia tutto.
Chi vince può vantarsi al bar di essersi trombato la moglie dell'altro.
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OH BIMBA, C'HO PUNTA VOGLIA
Ora, non vorrei fare come Tiziano Ferro con i messicani, che si sono offesi quando ha detto in un'intervista che, beh, ecco, non è che le messicane siano poi gran gnocche.
Ma Prato fa davvero schifo.
No, davvero, fa sembrare Casalpusterlengo un luogo di villeggiatura. Industrie, capannoni, palazzi ovunque. Alberghi burini e pub irlandesi, manco fossimo ancora negli anni 80. Prato è brutta, va detto. A peggiorare la situazione c'è un mio razzismo latente verso i toscani. Naturalmente sto generalizzando, altrimenti mi offenderei un po': sono metà toscano. Ma..
Francesco Nuti?
Sì, simpatico. Un po' ripetitivo. Col biliardo mi ha bocciato i coglioni.
Dante Alighieri?
Belle rime. Ma facili facili. Amor, fior, ardor, che ci vuole?
Ciampi?
Me lo aspettavo più combattivo. E con lui non abbiamo nemmeno vinto i Mondiali.
Margherita Hack?
Che cazzo sono le 'omete, 'l bighhe-benghe e la maremma lattea?
No, preferisco altre regioni. Direi che è una questione di pelle. In verità è una questione di sensualità. Lo ammetto: il dialetto toscano mi abbassa il tasso ormonale. Una tipa può essere più figa di Afrodite e Uma Thurman messe assieme, ma se poi parla toscano, mi scende la catena. Non so, succede qualcosa. Ci vedo subito Benigni. Con du'poppe spettacolo magari, ma sempre lui. Benigni in perizoma.
E la tipa allora me la immagino compagnona, gioviale, saltellante. Spiritosa, colta, buona e genuina. Insomma, tutto ciò che va contro la mia idea di sesso. Un po' mi spiace però. Voglio cambiare. Le cameriere qui sono davvero carine e simpatiche. Perdersele per una cazzata del genere sarebbe un peccato. Devo trovare una soluzione alla mia idiosincrasia al dialetto toscano.
Potrei pensare a Martina Stella. O anche ad Elena Sofia Ricci. Oppure Irene Grandi. No, ecco, fantasticherò su Laura Morante. Sì, lei mi fa un sesso bestiale, altro che Benigni. Con la Morante mi riconcilierei con la sensualità toscana.
Sperando di non immaginarmi che sul più bello esclami qualcosa come:
oh bimbo, oh'héllè 'odesta 'osa 'orta 'orta?

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CAPISCO NO IO EH TU LEI?
Ciò che mi colpisce delle intercettazioni non è tanto il loro significato,
ma il significante.
L'italiano insomma.
Ok, non sono un esperto della lingua.
Da come scrivo sembra quasi mi giochi le parole a dadi.
Ma i vari Ricucci e Moggi e Vittorio Emanuele mi hanno aperto un mondo.
Devo capire.
Frasi come:
- E io perché tante volte che le volte ci facciamo quattro sacchi di soldi.
- No allora io quando li facciamo no Moratti chi?
- Io te ce che ne so magari Anna che sai quella faccia non fa primavera, ma calendario.
Al telefono si perde coerenza logica?
Il dogma soggetto-verbo-predicatoggetto non è compreso nell'offerta Vodafone?
La Wind censura i congiuntivi?
Forse la Tim ha messo i pronomi in chiamata d'attesa?
Allora ho provato ad ascoltarmi.
Mi sono autointercettato.
Volevo capire.
Ho scoperto che anch'io dico cose come:
- Oh, sono Spad che mavvaffanculo sai io non è che poi magari anche sì eccheccazzo ma io dicono forse qui poco fumo mi hai forse lì stronzo pirla deficente
ah tu non sei Mario?
- Scusa è che quando come fuori piove che poi no c'è sole ma io la playstation hai capito no, che aveva una faccia che io non mi rubate l'anima, fammi
vincere, quanto vuoi?
- Ciao bionda sai che e poi anche infine ti e cosa non che poi tu perché che dài sai mica cazzi io non l'Amore forse e tu certo che se poi allora pecorina?
Ma niente, non ho ancora capito:
devo fare di più?
cosa mi manca?
perché non mi dedicano le aperture dei telegiornali?

(si sappia che non ho pubblicato la foto per mero piacere personale,
ma piuttosto con l'unico scopo di alimentare uno scandalo a sfondo sessuale.
sono solo una vittima del sistema-gnocca..)
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DISTINTI BLA BLA BLA
Caro Babbo Natale,
so che mancano sei mesi a Natale.
Ma chi ci pensa a Dicembre?
Insomma, mi è proprio scappato di mente.
Mi viene da chiederti in regalo un condizionatore solo quando ho caldo.
Ed ora ho caldo.
Minchia che caldo.
Sai quando fa così caldo che diventi nervoso?
Che ogni cosa ti irrita?
Ti sembra di non riuscire a respirare.
Così caldo che uccideresti la Piccola Fiammiferaia,
per sventolarti con le sue scatole di cerini.
Questo per dirti che forse non sono stato un bravo bambino.
Ma che se non mi regali subito un condizionatore,
mi metto a vendere ghiaccioli al gusto renna.
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L'AMORE AI TEMPI DELLO STRESS
Piegato dal lavoro,
schiacciato dagli sms,
incastrato da troppi impegni,
annullato dalla tecnologia.
Citofono.
Squillo. Squillo. Squillo.
Appuntamento alle nove, sia puntuale.
Messaggino carino carino:
"stronzo".
- Rimanga in attesa -
- Autogol di Zaccardo! -
- Ma non dovevamo vederci oggi? -
- Ti sto sul cazzo? -
- Oh, è verde! -
- Impara a memoria questi manuali -
- Non vieni a salutarci? -
- Avevi detto che -
- Avevi giurato che -
- Sei cambiato -
- E suona a tua madre, stronzo! -
Non vedi che sto rollandomene una?
Richiamo dopo.
Magari domani.
Metti su Mtv, che almeno c'è gnocca.
Se mi limitassi a leggere i titoli?
E se l'ho giurato prima di mezzogiorno, non conta.
Mi fermo.
Quando sono sotto pressione, smetto di avanzare.
Trovo una sedia con le rotelle, mi ci apparecchio sopra e faccio scivolare sotto il mondo che gira. Osservo il mondo andare avanti, nonostante me. Divento il Messia dello Scazzo. Lasciate che le pecorelle scivolino a me. Se la montagna non va da Spad, magari lo farà domani. E comunque, chissenefrega.
Però così ti allontanerai.
Anche tu, come tutto il mondo che gira sotto di me.
C'è solo un modo perché questo non accada.
Vieni qui e spogliati nuda, di fronte a me.
Ed io per te urlerò di fermare il mondo.

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MA CHE NE SO POI IO DI ME
Che mi fotte in una donna è la stima.
Se mi piace come persona,
quello che dice,
cosa pensa,
ciò che lei vuole essere,
mi distraggo.
E smetto di guardarle il culo.
Neanche una porcata,
o un'allusione,
basta con le cazzate,
mai più una barzelletta su Ilary Blasi,
penso ad altro.
Penso a lei.
A cosa insegnerebbe ai nostri figli,
alle sue rughe tra settant'anni,
ai libri che leggeremo assieme.
No a ciò che non vivrò,
non ai volti che ho incontrato e cercato di dimenticare,
niente più dubbi.
Solo lei.
Solamente la sua voce.
La voglia di ballare un lento con lei.
Se poi mi ricordo anche il nome,
allora sì, forse lei è Lei.
Se poi torno a guardarle il culo,
sì, è proprio Amore.
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TUTTO FUMO E NIENTE ARROSTO.
(ed un posacenere, grazie)
Misuro tutto in pacchetti di sigarette.
Tempo, spazio, valore, ogni cosa misurabile ha una sua dimensione unica:
la sigaretta.
Un cubalibre costa due pacchetti di sigarette, il caffè un quarto di pacchetto. Una cena viene una stecca, ma una cena con lei, dove faccio il brillante e pago io, tre stecche. Perché lei è una cazzo di finta magra, che mangia come una squadra di rugby intera. Il settimanale Vanity Fair costa come un pacchetto da dieci, la casa dei miei sogni come diecimila stecche, di quelle buone, Marlboro Rosse.
Una tipa mi ha detto che il suo ex ce l'aveva di otto centimetri. Otto centimetri. Quanto una sigaretta. Manco le 100's, quelle lunghe. No, ce l'aveva come una normale sigaretta. Una sizza di minchia, ecco. E poi, sempre la tipa, ha aggiunto che lei se ne fumava una decina, tra una trombata e l'altra. Ed ho pensato che forse, se lei aspirava pure, lui era un uomo fortunato.
Il tempo invece lo misuro in sigarette fumate. Il percorso dalla fermata del tram a casa mia: due sigarette. I ritardi del mio capo almeno mezzo pacchetto, la voglia di ribaciarti dura neanche il tempo di trovare il mio pacchetto. Ma lo cerco comunque e poi una me la fumo, per la voglia di starti solo a guardare. La solitudine dura cento sigarette, la noia dura due boccate, di quella buona, giamaicana.
Pure i vestiti li scelgo in base a dove posso mettere le sigarette. Compro solo camicie con il taschino per metterci il pacchetto o pantaloni da mille tasche, per la scorta. Ho pure un cappellino da pescatore, dove tenere l'accendino.
Ma credetemi, il fumo non è mio padrone.
Davvero, lo giuro, non sono dipendente dalle sigarette.
Il nostro è un rapporto di consulenza mentale.

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COME UNA STELLA CADENTE
Certo che ogni tanto la Vita, quando ci si mette.
Oh, bella è bella, non dico niente.
Però a volte mi viene l'ansia. La paura.
Magari non c'è motivo, ma sì, ecco, un regalo ora potrebbe farmelo.
Senza che me lo meriti particolarmente.
Giusto così, perché oggi era il turno di un pirla.
Vorrei:
- L'abbuono di qualche cazzata fatta.
- Un lavoro qualsiasi, ma a Milano. Dài, ho pure una partita iva.
- Una tripletta di Del Piero stasera. Oh, poi basta che vincano.
- Gli occhi verdi (che qualcosa s'illumini su quella faccia!)
- La telefonata che non mi hai mai fatto.
- Almeno un quattro al superenalotto. Giusto per avere sempre le sigarette.
- Il superpotere del teletrasporto. Per arrivare fino al tabaccaio.
- Un sorriso da ricordare per tutta la vita.
- Sentire da Prodi qualcosa di sinistra, non sempre e solo da Mastella.
- Il lusso di poterci non essere. A volte.
- Tutti i fumetti che Andrea Pazienza avrebbe disegnato se non fosse morto.
- Un fare da cowboy di un vecchio film western.
- Ma con le parole "The end" nelle tue tasche.

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A(CHIL)LEX

(e Spad disse: "Minchia, spacca")
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INIZIANO
- Spad, la smetti di guardare quella?
- Quella chi?
- Sì Spad, ed io ci credo non l'hai vista.
- La spagnola?
- Perché dici che è spagnola? La conosci?
- No, ma ha la canottiera rossa e la minigonna blu.
- Spad, che cazzo dici? Sarà svedese o russa, è biondissima.
- L'hanno naturalizzata forse.
- Non dovrei dirtelo io, ma quando era seduta sul prato, si vedeva che è bionda naturale di suo.
- Si è infortunata?
- Macché, sembra proprio scoppiare di salute. Guarda gli uomini come se dovesse sbranarli per un'ora di fila.
- Se non mi fa novanta minuti, non la guardo neppure.
- Sì Spad, mo' tu duri novanta minuti! Neanche se ti adotta il Signor Viagra in persona.
- No no, non faccio uso di quella roba, poi mi scoprono e mi buttano fuori.
- Guarda che a quella non frega un cazzo, per una così, il fine giustifica i mezzi.
- Come Moggi.
- Spad.
- Sì, Amore?
- Per quanto andrà avanti così?
- Fino alla finale, tra un mese.
- Non penserai a nient'altro che al calcio?
- Esatto.
- Starai incollato a guardare ogni partita?
- Sì, Amore.
- E non darai più retta alla tua ragazza?
- Tra il primo ed il secondo tempo. Ma solo se stiamo perdendo.
- E se stiamo vincendo?
- Non mi alzo, non mi muovo, non faccio nulla. Non cambio niente, porterebbe sfiga.
- E se io morissi dalla voglia di farti un servizietto?
- Non succede mai.
- Lo sai, Spad, per disturbarti mentre guardi una partita, una donna è disposta a tutto.
- Non cambio niente.
- Che stronzo, rinunceresti ad un mio pompino???
- No, ho detto che io non cambio niente. Non mi alzo, non mi muovo, non faccio nulla, io. Ma tu Pupa, fai pure. Tanto a te della partita non frega niente, no?
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RESOCONTO E FOTO
Aveva una faccia.
Quella di cui mi raccontava nelle sue parole in formato blog. E poi oggi, con un gesto delle mani, le ha dato una forma. Le ha dato un senso. Me l'ha contestualizzata. Gran gnocca, aveva ragione.
Avevo una faccia.
Era quella cosa sopra a quel corpo ciondolante e misero, che tutti quelli che mi vedono mi devono per forza offrire da mangiare. No, davvero, sto bene così, non ti sverrò davanti tra due secondi. Beh, ecco, del tiramisù ce l'hai? E la mia faccia era contenta. Sì, esatto, quella faccia da pirla che avevo significa che ero contento. Immaginatevi la faccia triste: sempre da pirla, ovvio, ma con una sfumatura spaventata. Praticamente quella di Mister Bean se gli rapissero l'orsacchiotto. E chi mi conosce sa che non appena scritto questo, sono andato a controllare se Joe stava bene. Il fatto è che Joe non è un orsacchiotto come tutti. Si fida troppo della gente.
Avevano una faccia.
Quelli che ci guardavano presentarci con nomi assurdi, con i www davanti e dietro tutti quanti. (scusate, è più forte di me, mi viene da dirlo sempre..)
Avevamo una faccia.
Beh, non delle migliori. Ed è questo che mi è piaciuto. C'era vita e desiderio e rabbia e delusione e distrazione. Ma non solo tra noi. Eravamo tutta gente con un passato. Con una storia non scritta da tenerci buona, che quella no, non la diremo mai.
Avevi una faccia.
Avresti dovuto vederla. No, intendiamoci, eri bella. Cavolo. Ma mi guardavi strano. E abbassavi lo sguardo, perché magari lo fai sempre, ma che ne so io di te? Ti ho solo letto. Ok, ogni parola che hai scritto. Ma io scrivo cazzate. E tu?
Avevate una faccia.
Certo, al terzo negroni ne avevate due, ma mi son fatto fare un riassunto dai miei due neuroni astemi e giurano che eravate la stessa persona. Una faccia. Fosse quello. Ma avevate anche mani, abbracci, camminate, sorrisi imbarazzati, due baci, no tre, alla francese. Tre, sulle guance. Che poi io sapevo che il bacio alla francese era con la lingua. Ci ho pure fantasticato per tutta la mia adolescenza, sognando baci francesi con Sophie Marceau. Vabbè.

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SPARGETE LA FACCIA
Avete una faccia.
Il rossetto, la barba, il cerchietto, i capelli!, un piercing al naso, un tatuaggio dietro l'orecchio. Qualcosa che vi riconosce, che vi racconta. Le cicatrici uguali alle mie, una pettinatura che non avevo mai visto prima, il sorriso più bello che c'è, rughe come anelli di un albero. Tutti voi avete la vostra espressione, un sopracciglio inarcato, un angolo di luce sugli zigomi, una fessura tra i denti, che vi marchia più di un fottuto DNA.
Se assomigli ad un coniglio, ovvio che poi t'imbatti in una Jessica Rabbit.
Abbiamo un volto.
Un viso che dice chi siamo, che vita abbiamo passato, cosa ci piace guardare.
Io per esempio ho sempre le occhiaie. Un po' di bagordi, qualche lacrima e tanti anni passati a scrutare. Si vede poi che non dormo la notte. Perché ho paura del buio. Ho paura che non torni. E così me lo vivo tutto. Il mio volto dice anche che guardo troppi bikini. Che adesso li fanno fosforescenti e mi accecano. Fin quando si slacciano.
Ed allora mi abbagliano.
Ho un viso.
La mia bocca non ha riso tanto, lo si capisce quando ci provo a farlo. Mi mordo subito il labbro inferiore. Anche perchè mordersi il labbro superiore farebbe venire una faccia strana. Provateci ora. sì, fatelo adesso.
Ecco. In questo momento ci saranno decine di persone che si stanno mordendo il labbro superiore, nei loro uffici, a casa davanti ai figli, in un internet cafè. E l'opinione di chi li vedrà per la prima volta sarà per forza alterata da quell'immagine. Magari passava di lì l'Amore della loro vita. E si ferma, finalmente.
Per quella faccia da pirla.
Hai una faccia.
Chissà quante volte l'hai sbattuta, sperando di essere tu il migliore questa volta. Chissà se l'hai persa giocando a dadi di contro un cuore che faceva sempre e solo sette, anche con un dado solo. Chissà che faccia hai. E chissà che faccia farai quando dirò ciao, io sono Spad. Questo mercoledì sera, alle 20, al "Mom" di Milano. Viale Montenero, numero boh.
Spero tu non abbia la faccia tosta di chiedermi da bere.
Se non altrimenti specificato, è tutto ©-SPAD
LOVE-CLIMBING
Non ho le maniglie dell'Amore.
Aggrapparsi a me è difficile.
Puoi lasciarti andare.
E solo all'ultimo afferrare le mie mani.
Le troverai sempre lì, sulla tua pelle.
Non ho le maniglie dell'Amore.
Puoi prendermi per la gola.
E farmi ingrassare con un tiramisù.
O prendermi per la gola, i capelli, le spalle.
"Svelti!, tiratelo sù, aiutatemi, vi prego"
Non ho le maniglie dell'Amore.
-Attaccati al cazzo-
Come dire che devi arrangiarti.
Arrangiarti e fare tutto da sola.
Dev'essere un proverbio eunuco.
Non ho le maniglie dell'Amore.
Puoi infilarmi una mano tra le costole.
Occhio però a non prendermi il cuore.
Lo dico per te.
Fosse per me te lo puoi anche tenere.
Non ho le maniglie dell'Amore.
Arriverà qualcosa a spazzarci via. Succede sempre.
La tempesta dei nostri soffi felini, come raffiche di rabbia.
Ed allontanarci sarà allora inevitabile, così, senza appigli.
Non puoi sfidare il Destino crudele che ci vuole lontani.
Tu no.
Io sì.
Non ho maniglie dell'Amore.
Io no.
Tu sì.
Lasciami le mani sul tuo seno.
Se non altrimenti specificato, è tutto ©-SPAD
PROPOSITI DI ANZIANITÀ
Tra due anni andrò in pensione.
Naturalmente non è vero, ho solo trentadue anni.
Ma visto che temo mai ci andrò in vita mia,
perché non sognare che succeda presto?
Devo trovarmi allora qualcosa da fare:
- Passeggiare per i parchi. Sedermi su una panchina ed iniziare a raccontare i cazzi miei a tutti gli studenti che hanno bigiato scuola. Io qui, io lì, io sono. Un po' come avere un blog.
- Dipingere. Nature morte, paesaggi, contadini. E andare a venderli alle sagre, in cambio di un grappino.
- Girare per i mezzi pubblici, a molestare le studentesse universitarie. Fare la mano morta. E poi fischiettare indifferente "Non ho l'età".
- Votare Udc.
- Trovare la pace dei sensi. Non avere stress lavorativo, ormonale, emotivo. Potermi concentrare sulle cose che mi piace davvero fare. E diventare così più forte alla Playstation (chissà se c'è il gioco delle bocce?)
- Scrivere lunghe lettere d'amore a Sophia Loren.
- Guardare tutti i prezzi del supermercato, confrontandoli con una fotocopia fatta da chissà quale listino, e convincermi che chissà quanti ci mangiano sul mio mangiare. E non ho invitato nessuno a cena.
- Diventare sportivo e non più tifoso. Guardare le partite con distacco. Insomma, chissenefrega se stiamo perdendo, hanno fatto un bel gol, no? Chissà se aiuta, da pensionati, lo starsi sulle palle.
- Costruire navi in bottiglia. Anche se l'unica parte divertente della cosa mi è sempre sembrata svuotare le bottiglie prima.
- Parlare della pioggia, di Forlani e di quando le ragazze non andavano in giro coi piercing. Colpa degli islamici. E del governo marziano.
- Litigare coi miei vicini per il baccano, che mettano qualcosa di soft alle due del mattino, ché la gente dorme. Vasco per esempio.
- Amare una donna sola, dedicarmi a lei, alle sue richieste di attenzione, alle sue esigenze, cercando di capire che la passione finisce, accettare che non possono essere sempre autoreggenti e baby-doll. Ecco, da pensionato sognerò una donna in pigiama di flanella. Legata con il filo per stendere i panni ed imbavagliata con un centrino da tavola.
- Darmi al giardinaggio. Che già lo faccio, ma magari mi metto a piantare anche qualcosa di legale.



