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Hai voglia di conoscere delle blogstar? E magari di offrir loro da bere?
Accontentati di noi!
(ma da bere lo accettiamo comunque: per me un cubalibre, grazie)
Questo mercoledì, 30 Aprile, alle 22, ci trovate (me e Simoneonline di sicuro) al MOM - VIALE MONTENERO 51, MILANO.
(ps: solitamente stiamo davanti alla vetrina di fronte ai giardini pubblici, in cerca di una cartina)


Credere nei miracoli

Spero che un giorno Bill Gates passi di qui e leggendomi esclami: "Questo Spad deve smettere di fare l'informatico..
..ad ogni costo!"

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Il vento ha spogliato gli alberi



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Ringraziamenti


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 SimoneOnline
giovedì, novembre 30, 2006
Se non altrimenti specificato, è tutto ©-SPAD

 FACCE BARBIN 

Ognuno ha la faccia che ha.
Chi me lo diceva?
Boh, eppure oggi ci penso.
Ognuno la sua, è un marchio, un biglietto da visita.
La firma del tuo fottuto DNA che grida al mondo:
che ci vuoi fare? Sono fatto così.

La faccia.
Uno ci guarda e si fa un'idea.
Quasi sempre esatta.
Chiunque di voi abbia una faccia da pirla, sarà probabilmente un vero pirla.
Uno con lo sguardo allegro, di chi sta per compiere una cazzata. Un bel pirla.
Un altro ha le sopracciglia in giù. Un povero pirla.
Non si sfugge.

La faccia non mente.
Per esempio, io ho la faccia da stronzo.
Me lo dicevano sempre, l
e vostre sorelle soprattutto.

La faccia canta.
Come farebbe un pentito.
Nomi, difetti, piatti preferiti, bugie, storie da raccontare.
Hai mangiato salame? La tua fronte parla chiaro.
Sei in tempesta, amico. Si vede.
Hai baciato. Con quel rossetto..

La faccia siamo noi.
Unici, irripetibili, caritatevoli, egoisti, morti, ottimisti, confusi.
Tutti i nostri spigoli dell'anima che scolpiscono il nostro viso.
Facce da galera, facce da schiaffi, facce tonde, da Charlie Brown, facce angeliche.

Ognuno ha la sua faccia.
Per tutta la vita, in ogni istante, la sua faccia.
Beh, la mattina appena svegli no, lì se ne pesca una nel torbido.
Ma comunque, bella o brutta che sia, ci dice qualcosa di noi.
Quando un Uomo non ha parole, la sua faccia parla per lui.

Questo non vale invece per i miei gatti.
La loro faccia è ingannevole.
Mi aspettano con occhioni dolcissimi, tornato a casa dall'ufficio.
Che belli i miei gattoni. Che bravi i miei eroi. Meritate tante coccole.
Ed altrettanto cibo! Chissà quanto siete affamati, i miei tesori!

Poi vai in cucina e scopri che l'unico oggetto sopravvissuto è un post-it.
Attaccato sul frigo rovesciato.
C'è scritto: "Comprare erba gatta".

E neanche "per favore" aggiungono.


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lunedì, novembre 27, 2006
Se non altrimenti specificato, è tutto ©-SPAD

 4815162342

Due le facce di una moneta.
Tre, di solito, le strade che ho davanti.
Dieci anni fa i mafiosi accusavano Andreotti.
Ora invece lo accusa Cossiga, d'ingratitudine.
Che faccio, mi preoccupo?
Dodici anni avevo. Ho visto giocare i Mondiali da Beppe Baresi.
Ovvio che poi uno diventa sognatore. Mi vedevo capocannoniere della Juve.
Invece iniziai a rubare auto. In un certo senso ho anticipato i tempi.
Tre domande da non farmi mai:
"Che faccia hai?"
"Mi presti un deca?"
"La capitale del Molise?"
Un senso. Dove un senso non c'è.
La differenza tra me e Vasco è qui.
Lui ci ha fatto una canzone.
Io stavo ancora a chiedermi:
Scusa, in che senso?
Cento! Cento! Cento!
Non me lo tolgo dalla testa. Il grido di "Ok, il prezzo è giusto".
Una cantilena idiota, inchiodata in un riflesso condizionato.
Da urlare ovunque ci si trovi, non si può resistere.
Scatta.
Anche quando si sente il capo pretendere incazzato il "cento per cento".

Numeri. Cifre magiche, simboli di abbandono ed amicizia. Li moltiplico, li sottraggo, me ne invento un legame, li spacco. E tornano, solidi, con forme a me note. Il nove è la tua lingua, l'otto le manette che ti metterei. Due nella sostanza, tre nella forma, uno. Il tuo seno a me rigoglioso.
Sembri un sei quando ti pieghi morbida su te stessa. E Cinque almeno sono le idee porche che elaboro contemporaneamente, appena ti guardo nuda. Il sette è come la cicatrice che mi lasci sulla schiena. Che io non la vedo mai, ma tu me la racconti fiera. Come l'undici le tue gambe. Come fossero cento, quando mi stringi a letto. La grazia di un quattro, statua una volta e l'altra bambù.
Quaranta dita, che come i ladroni, non sai mai da che parte stanno. Due sono i gatti che miagolano fuori dalla nostra stanza, ma fan casino come venti. Tanto noi li sentiamo solo dopo esserci amati.

Ogni numero mi parla di te. Tutti i numeri ti rispettano. E ti vogliono bene, ne sono sicuro.
Ma credimi Amore, ho sentito bene:
quella 38 ha proprio urlato di paura.


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giovedì, novembre 23, 2006
Se non altrimenti specificato, è tutto ©-SPAD

 MISURIAMOCI  

La TV. Roba seria.
Fuori di lì, nel mondo reale, che senso ha? Chi ci guarda? Chi ci giudica?
Che bacio è quello senza almeno il 10% di share?
Perché essere buoni e bravi, se nessuno ti vede?
Sarà abbastanza romantico chiederti in moglie se non c'è la De Filippi?
Come fanno in Africa, che muoiono di fame senza la Ventura?
Si diceva una volta: "Se non vai in TV, non sei nessuno".
Ora no, ora si dice: "Non hai fatto niente, se non c'era la TV".
Davanti alle telecamere ci si corteggia, si fa pace coi figli, si cambia vita e ce la si toglie.
Ci si interroga sul senso delle cose, si parla di politica, si chiedono i diritti più fondamentali e si cresce, come uomini, come cittadini, come ballerini. Si discute di religione, alimentando dibattiti se la santità possa passare più facilmente dal bikini della Santarelli o nel perizoma della Santaguida. Anche quello al bar non è più discutere di calcio, è solo cazzeggiare. Di moduli, fuorigioco e Moggi si parla in TV, dove intervengono ministri e registi, dottoresse e veline.

Ormai abbiamo bisogno di pubblico, molto pubblico.
Chi ci guarda non testimonia ciò che facciamo, ma lo giustifica, lo investe di realtà, gli rende dignità.
Milioni di persone in cui determinarci, definirci. Esserci. Fare.
Senza di loro che ci guardano, si può fare qualsiasi cosa, certo.
Si può essere eroi anonimi che salvano esistenze dall'oblio, si può amare follemente, si può tutto, senza la TV.
Solo che poi devi raccontarlo e perde fascino.
Devi spiegare che tu, e poi voi, allora lei, ma io non, e noi che, così da.
E quindi?
Senza TV siamo immobilizzati nella routine di troppe vite inevitabilmente simili.
La TV ci distingue e ci valorizza davanti a milioni di persone.

Ma io dico no, Amore mio.
Io non ci sto. Tu ed io siamo diversi, no?
Non abbiamo bisogno di così tanta gente per dare un senso a ciò che facciamo.
Ci basta molto meno

Chiama un paio di amiche per stanotte.
Dovrebbero bastare.


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martedì, novembre 21, 2006
Se non altrimenti specificato, è tutto ©-SPAD

 GNOCCA DI CORTESIA

Io non parlo sempre di gnocca.

Sfatiamo un mito, ne ho le prove, provate anche voi: se digitate in Google le parole Gnocca e Spad, il mio blog non compare nemmeno nei risultati della prima pagina.
Sono in fondo alla seconda schermata, al ventesimo posto. Gli altri diciannove siete voi. Voi blogger: Akille ,JohnnyDurelli, Sw4n, Sapo, addirittura Macchianera. Una signora per bene come Chiaraaa ed una rivista femminile come Grazia. Per non parlare di Malapuella. Compaiono i vostri link, le vostre parole, non io.
Tutto ciò fa capire che il binomio Spad-Gnocca è un falso, una leggenda metropolitana come quella dei coccodrilli nelle fogne di New York. Una storia inventata da voi, una calunnia.

Io non parlo spesso di gnocca.

Siete voi che mi avete dipinto come un porco, ma io non sono così.
Perché parlo di pompini, significa che sono una bestia?
Perché racconto di fidanzate rompiballe, sono misogino?
Perché scrivo di minigonne ed autoreggenti, sono feticista?
No, no e no. Cercate gnocca e non trovate me, ma voi.
Io sono diverso da voi. Mi avete voluto tirare in mezzo, ma non ci sto.
Avete riversato su di me il peggio di voi stessi.
Ma siete voi, voi i sudici, voi le bestie, voi i gnocchettari.
Il vostro gioco è stato smascherato, ora è tempo che si sappia la verità.
Io sono pulito.
Sono un bravo ragazzo.
Un signore.
Un cavaliere.

Io non parlo di gnocca.

E ci sto male. Perché poi nessuno si fida più di me. Uno con un chiodo fisso, uno che appena ti guarda ti si vuol fare, uno stronzo, uno tutto casa, culo e tette.
La gente che mi evita, nessuno che mi voglia essere amico, le ragazze che mi trattano come mero oggetto sessuale. Da usare e gettare, tanto quello si troverà un altro culo da seguire.
Ma nessuno sa che sotto questa fama, questa nomea, questo ingiusta chiacchera da blog, si nasconde un uomo sensibile, un cuore pulsante, un'anima pensante. Una persona onesta, che mai toccherebbe certi argomenti con tale volgarità.

Io non parlo mai di gnocca.

Io no, ma voi sì. Voi siete me.
Voi siete i veri Spad, non io.

Vabbè, per questa volta chiudo un occhio.
E mi sacrifico ancora una volta per voi:
la foto ce la metto io.


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sabato, novembre 18, 2006
Se non altrimenti specificato, è tutto ©-SPAD

 MONTESSORI CHI?

Ha sbagliato.
Ebbene sì: secondo me Geraldina, l'insegnante di Nova Milanese sorpresa durante una fellatio al suo studente quindicenne, davanti ad altri quattro tredicenni, ha sbagliato. Immagino la delusione di molti miei lettori, che forse si aspettavano che io, Spad il porco, Spad il politicamente scorretto, Spad il pirla ad ogni costo, spezzassi una lancia a favore di questa trentaduenne molisana.

Invece no.
Geraldina non avrebbe dovuto, il suo errore peserà per sempre sulla vita di quei cinque ragazzi. Se posso perdonare la sua debolezza umana, non posso soprassedere sulla mancanza pedagogica. Era la loro insegnante ed ha tradito il compito a cui era chiamata: prepararli al futuro.

Chi adesso spiegherà loro che non è poi così facile rimediare un pompino?


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venerdì, novembre 17, 2006
Se non altrimenti specificato, è tutto ©-SPAD

 AMMISSIONE D'INTENTI

Muore una ragazza di anoressia.
Ti senti una merda mentre guardi le sue fotografie.
Ed io sparo.

Gente viene ammazzata.
Perché si trovava lì.
La maledizione della persona giusta al momento sbagliato.
Ed io sparo.

La fiducia.
Perché fidarsi restituisce la verginità persa.
Ti fa nuovo, ogni volta.
Ogni volta uno sbaglio, nuovo di zecca, mica male no?
Ed io sparo.

Ragazzi fragili che vengono derisi e malmenati.
Altri ragazzi, deboli, che finiscono dentro.
Che sembra giusto e poi sbagliato e poi giusto e poi boh.
Ed io sparo.

Un Papa che non sopporta la satira.
Ed il sequel di Uccelli di Rovo che gli fa da portavoce.
Ed io sparo.

Soldati che depongono le armi.
Giusto il tempo di calarsi i pantaloni davanti ad una ragazzina.
E poi sparano.

Ed io sparo le mie cazzate.
Parlo di gnocca come di Islam, indistintamente.
Di calcio e di politica, illudendomi che siano cose distinte.
Di vita vissuta e di playstation, fregandomene che siano distinte.

Perché tutte le altre parole non mi salveranno la pelle.
Le altre parole sono ciò che rimane di un uomo, anche dopo morto.
Sai allora cosa gliene frega ad una poesia di tenermi vivo?
O ad un pensiero intelligente che io sopravviva alle sue sentenze?
Ad una canzone di essere cantata da altri dopo di me?
Alle altre parole importa solo di uscirne bene.
Di venire belle.
Infatti le paragonano alle spade.

Ma le cazzate no, le cazzate si sparano.
E si sparano grosse.

Perché la vita è una serie di guerre da vincere, con ogni mezzo.
Ed io gioco sporco, faccio battute su tutto, mi difendo, dimentico.
Per sconfiggere tutto il Male, combatterò con le mie cazzate.
Fino a quando ne rimarrà soltanto uno.

E spero che stavolta, almeno stavolta!, sia un povero pirla, come me.


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